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La camicia di Trump sarà made in Italy Una sfilata italiana riapre la Casa Bianca

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Non ha paura di vestire Donald Trump Angelo Inglese. Anzi. Il camiciaio di Ginosa, famoso in tutto il mondo e orgoglioso di aver realizzato la camicia per il matrimonio del principe Willim, ora si dedica («è un onore per me») al presidente degli Stati Uniti. «Dobbiamo essere felici se la moda italiana viene apprezzata nel mondo, la politica non c’entra». E poi «stiamo parlando non solo del presidente degli Stati Uniti ma anche di uno degli uomoni più ricchi del pianeta che sicuramente vorrà il meglio per sé e se per lui io rappresento il meglio, mi sento lusingato. Il mio prodotto artigianale va oltre qualunque ideologia, ecco perché non capisco quelli che hanno preso le distanze dalla First Lady (in testa Tom Ford e Marc Jacobs ndr) ma non capico nemmeno Il Volo che non solo si è rifiutato di cantare davanti a Trump, ma ha anche rilasciato dichiarazioni molto discutibili», dice tutto d’un fiato Angelo Inglese a Libero.

La camicia del presidente… «classica bianca, in cotone 302, tessuto tra i più pregiati, bottoni madreperla e bandierina tricolore sotto gli angoli». Potrebbe indossarla alla cerimonia ufficiale del 20 gennaio. «Speriamo», taglia corto il camiciaio, da oggi al Pitti con la sua bellissima collezione ispirata agli anni Venti, accanto ai mille e 220 marchi che detteranno la moda maschile del prossimo autunno-inverno, di cui 540 provenienti dall’estero, tutti presenti in Fortezza da Basso fino al 13 gennaio. Dance Off, il tema di Pitti (edizione numero 91), un’allusione alla libertà e ai balletti di tendenze e dintorni. Raffaele Napoleone, ad di Pitti Immagine, la chiama nuova tendenza maschile internazionale che coniuga formale e attitudine tecno-sportiva-funzionale.
L’appuntamento più atteso a Firenze è la riapertura della Sala Bianca alle sfilate, dopo una pausa di 35 anni dalla chiusura e una lontananza di 65 dalla prima volta, il 22 luglio 1952 quando Giovan Battista Giorgini lanciò la moda italiana. E così si riaccendono gli undici lampadari di cristallo di Boemia della sala dei ricevimenti e della musica del Granduca e il mondo torna a guardare con occhi incantati a quegli stucchi neoclassici simbolo di Firenze e della sua creatività. L’evento è per domani con la sfilata di alta moda maschile per l’inverno 2017-2018 di Stefano Ricci, stilista e imprenditore di fama internazionale ma fiorentino nel dna, mecenate ancora una volta (la maison ha donato centomila euro per i restauri di Palazzo Pitti), alfiere con la moglie Claudia e i figli Niccolò e Filippo Ricci di un fatto a mano made in Italy, di una difesa della qualità e della sartorialità che va tramandata di padre in figlio. In Sala Bianca sfileranno 56 outfit compresi gli otto bambini della Sr Junior a indicare il passaggio del testimone generazionale e a festeggiare i 45 anni del brand. La maison Stefano Ricci simbolo del lusso maschile italiano tra gli uomini più importanti del mondo, dopo avere iniziato con le camicie che conquistarono Mandela.

Suoi i preziosi jacquard di seta tessuti nell’antico setificio fiorentino, altra impresa di Ricci, che vengono usati per le giacche da sera. «Non osavo crederci finché mio figlio Filippo, direttore creativo della maison mentre l’altro, Niccolò, è l’ad, si è accordato con il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt. Soddisfatto anche Schmidt che esclude sfilate agli Uffizi ma ne annuncia altre possibili, dopo il via dato da Ricci, in Sala Bianca, purché per eventi eccezionali. Il direttore delle Gallerie degli Uffizi è un forte sostenitore del binomio arte-moda. Ha firmato un accordo con il Centro di Firenze per la moda italiana e Pitti Immagine per iniziative di cui è esempio l’inaugurazione ieri, sempre a Palazzo Pitti, della mostra organizzata in collaborazione con il Centro moda e il Gruppo editoriale, “Fashion in Florence through the lens of Archivio Locchi”: cento scatti inediti di storia della moda a Firenze.

Torniamo ai marchi, tra quelli consolidati che lanciano progetti nuovi troviamo la linea giovane di Zegna, Z Zegna, disegnata da Alessandro Sartori, il re del british style, Paul Smith che si concentra sulla tecnologia per la linea in PS by Paul Smith, l’icona Usa Tommy Hilfiger che lancia la sua performance digitale. Tra i giovani, il belga-americano Tim Coppens, il duo inglese londinese Cottweiler che disegna per Reebok, gli italiani Carlo Volpi e Lucio Vanotti ma anche i coreani di Concept Korea, il marchio giapponese Sulvam.

Daniela Mastromattei

http://www.liberoquotidiano.it/

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